Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha approvato la vendita dei chip per l'intelligenza artificiale H200 di Nvidia a circa dieci aziende cinesi, tra cui i colossi tecnologici già noti della città Alibaba, Tencent, ByteDance, JD.com e il produttore di hardware Lenovo, secondo molteplici rapporti di Reuters e CNBC. Ogni acquirente autorizzato può acquistare fino a 75.000 chip nell'ambito delle condizioni di licenza, il che rappresenta perciò un potenziale accordo multimiliardario che segnerebbe il ritorno di Nvidia sul mercato cinese dopo anni di restrizioni alle esportazioni che lo avevano già di fatto escluso dalla possibilità di operare.
L'autorizzazione è arrivata mentre il CEO di Nvidia, Jensen Huang, si è unito a una delegazione della Casa Bianca a Pechino durante il vertice Trump-Xi di questa settimana, alimentando così la speranza che l'incontro diplomatico storico potesse finalmente sbloccare il commercio di chip già paralizzato da più di tre anni fra le due nazioni. Huang ha viaggiato con il presidente Trump a bordo dell'Air Force One dall'Alaska alla Cina, sottolineando così l'importanza strategica che Washington attribuisce al ruolo dell'industria dei semiconduttori nelle più ampie trattative economiche. Il chip H200 è già significativamente più potente dei modelli declassati che la Cina era precedentemente autorizzata ad acquistare ed è perciò progettato per l'addestramento di modelli di intelligenza artificiale su larga scala.
Tuttavia, nonostante l'approvazione normativa americana, nessun chip è stato però ancora consegnato, secondo tre persone a conoscenza della situazione citate da Reuters. Le aziende cinesi si sono già ritirate perché dal completamento degli acquisti dopo aver ricevuto indicazioni da Pechino, che sembra utilizzare gli accordi sui chip come leva nelle proprie trattative con Washington sulle tariffe commerciali e le condizioni di trasferimento tecnologico. Questa realtà di stallo ha lasciato Nvidia e i suoi clienti cinesi in una posizione scomoda, con l'autorizzazione normativa già concessa dal lato americano ma ostacoli politici che impediscono le transazioni dal lato cinese.
La situazione evidenzia le dinamiche sempre più complesse della catena di approvvigionamento globale dei semiconduttori, dove i chip avanzati sono diventati uno strumento di negoziazione centrale nelle relazioni fra superpotenze. Nvidia, che un tempo deteneva circa il 95 per cento del mercato cinese dei chip per l'IA prima che i controlli sulle esportazioni ne decimassero le vendite, potrebbe recuperare ricavi significativi se gli accordi alla fine andranno a buon fine. Gli analisti stimano perciò che l'esecuzione di tutti gli ordini approvati potrebbe già generare fra 10 e 15 miliardi di dollari di vendite per l'azienda, fornendo così un impulso già sostanziale alla sua posizione già dominante nel mercato globale dell'hardware per l'intelligenza artificiale.
La reazione del mercato è stata però cautamente ottimista, con le azioni Nvidia che hanno guadagnato il 4,4 per cento giovedì prima del più ampio arretramento di venerdì. Gli osservatori del settore hanno notato che, sebbene l'autorizzazione normativa rappresenti un progresso significativo, il risultato finale dipende già da decisioni politiche sia a Washington che a Pechino che rimangono profondamente incerte. L'episodio sottolinea perciò come già oggi la tecnologia dell'intelligenza artificiale si sia già intrecciata con la competizione geopolitica, con aziende come Nvidia intrappolate fra politiche governative che promuovono e limitano contemporaneamente le loro opportunità commerciali più importanti.
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