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Gli Stati Uniti ricostruiscono il muro dei dazi con leggi consolidate

Pubblicato il 26 luglio 2026 716 visualizzazioni

Gli Stati Uniti entrano in una fase più duratura della loro campagna tariffaria, usando leggi commerciali già consolidate per sostituire dazi temporanei e ripristinare quelli annullati dalla Corte Suprema, secondo quanto riferito da Reuters il 25 luglio. Il cambiamento può modificare costi e scelte di fornitura nel mercato statunitense delle importazioni, pari a 3.400 miliardi di dollari, e dà alle società una visibilità più chiara, però ancora incerta, sulla politica di Washington.

L'ultima misura impone dazi del 10% o del 12,5% sui beni di 60 economie che, secondo Washington, non applicano adeguatamente i divieti relativi ai prodotti ottenuti con lavoro forzato. L'Ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti ha precisato che le misure, adottate in base alla Sezione 301 della legge commerciale del 1974, coprono il 99,4% delle importazioni e sostituiscono in gran parte un dazio globale temporaneo del 10% scaduto venerdì.

Reuters ha riferito che l'amministrazione sta inoltre conducendo un'indagine sulla capacità industriale in eccesso di 16 grandi partner commerciali, tra cui Cina, Unione europea, Giappone, Corea del Sud, Messico e Vietnam. Altre verifiche già previste o tuttora in corso riguardano le pratiche vietnamite sulla proprietà intellettuale e la protezione, per ragioni di sicurezza nazionale, di attività strategiche quali semiconduttori, robotica e macchinari industriali.

La nuova struttura arriva dopo che la Corte Suprema ha respinto i precedenti dazi estesi, imposti tramite poteri di emergenza. Reuters ha spiegato che quelle tariffe avevano prodotto 166 miliardi di dollari prima che i rimborsi agli importatori rendessero negative le entrate nette. I successivi dazi temporanei di 150 giorni hanno generato 31 miliardi di dollari di entrate calcolate fino al 5 luglio; anche tale somma potrà però essere restituita se resterà valida una decisione di un tribunale federale.

Le imprese affrontano così una realtà fatta di maggiore prevedibilità e di rischi persistenti. Il produttore di aspirapolvere Bissell ha comunicato a Reuters di avere già previsto dazi tra il 10% e il 15% e di non avere anticipato le importazioni, però piccole società hanno contestato in tribunale le tariffe legate al lavoro forzato. AP ha riferito il 25 luglio che costi commerciali, energetici e finanziari più elevati influenzano le scelte sia delle famiglie sia delle aziende.

Il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer ha spiegato ai senatori che le autorità giuridiche sono cambiate, ma la strategia è rimasta la stessa, secondo Reuters. I dazi complessivi dovranno restare entro i limiti negoziati, compreso il 15% per Unione europea, Giappone e Corea del Sud, mentre indagini e ricorsi proseguiranno. Le prossime decisioni chiariranno quanto sarà stabile il sistema e quale quota dei costi aggiuntivi gli importatori potrà trasferire ai consumatori.

Fonti: Reuters, Associated Press, Office of the United States Trade Representative

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