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Zuckerberg davanti alla giuria in un processo storico sulla dipendenza dai social media e i danni ai minori

Pubblicato il 18 febbraio 2026 764 visualizzazioni

L'amministratore delegato del colosso dei social media, Mark Zuckerberg, è comparso mercoledì davanti a una giuria di Los Angeles in un processo storico che potrebbe ridefinire il rapporto tra le aziende tecnologiche e i giovani utenti in tutti gli Stati Uniti. Il caso, intentato da una giovane donna ventenne identificata come Kaley e da sua madre Karen Glenn, è il primo di oltre 1.500 cause simili a giungere in tribunale, il che lo rende un processo pilota il cui esito potrebbe determinare la sorte di migliaia di altre azioni legali contro i giganti della tecnologia. La possibilità di un verdetto sfavorevole preoccupa già l'intero settore.

La causa sostiene che piattaforme come Instagram e Facebook sono prodotti difettosi deliberatamente progettati per sfruttare le vulnerabilità dei cervelli in fase di sviluppo. L'avvocato di Kaley, Mark Lanier, ha dichiarato alla giuria che la sua assistita aveva cominciato a usare YouTube all'età di sei anni e Instagram a nove, arrivando a trascorrere diverse ore al giorno sulla piattaforma e in un'occasione rimanendo connessa per più di 16 ore consecutive. Lanier ha descritto le applicazioni come casinò digitali progettati per intrappolare i bambini, affermando che queste società hanno costruito macchine pensate per creare dipendenza nei cervelli dei minori attraverso funzionalità come lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica, i pulsanti di approvazione, i filtri di bellezza e le notifiche push.

La querelante afferma che la sua esposizione prolungata a queste piattaforme le ha causato ansia, dismorfia corporea e pensieri suicidari, e che è stata vittima di cyberbullismo e sextortion su Instagram durante l'adolescenza. Documenti interni dell'azienda di Menlo Park presentati come prove durante il processo mostrerebbero che i dirigenti erano consapevoli degli effetti nocivi dei loro prodotti sui giovani utenti, però hanno dato priorità al coinvolgimento e alla crescita piuttosto che alla sicurezza. Già nel 2021 la whistleblower Frances Haugen aveva rivelato che il gruppo di Zuckerberg sapeva che Instagram era tossico per una percentuale significativa di ragazze adolescenti, il che è un dato che più di ogni altro evidenzia la gravità della situazione.

Gli avvocati delle società tecnologiche hanno ribattuto che un minore che manifesta difficoltà di salute mentale dopo aver utilizzato una piattaforma non dimostra che i social media ne siano la causa. La difesa ha sostenuto che l'industria è diventata un comodo capro espiatorio per le complesse sfide emotive e psicologiche che i giovani affrontano, le quali possono avere molteplici origini tra cui le dinamiche familiari, le pressioni scolastiche e le predisposizioni genetiche. Hanno inoltre sottolineato che i social media offrono anche vantaggi significativi ai giovani utenti, tra cui la possibilità di costruire comunità e l'accesso a risorse educative.

Il processo, che si svolge presso un tribunale statale di Los Angeles, richiede l'accordo di nove giurati su dodici per raggiungere un verdetto. Gli esperti legali affermano che una sentenza favorevole alla famiglia potrebbe innescare un'ondata di cause simili e potenzialmente costringere a cambiamenti radicali nel funzionamento delle piattaforme, in particolare per quanto riguarda le funzionalità rivolte ai più giovani. La testimonianza di Zuckerberg rappresenta il momento più atteso del processo e dovrebbe concentrarsi su ciò che egli sapeva personalmente riguardo all'impatto delle sue piattaforme sulla salute mentale dei minori.

L'esito del processo comporta enormi implicazioni finanziarie e normative per un settore che ha operato in gran parte senza obblighi specifici di sicurezza nella progettazione rivolti ai minori. La realtà è che la società si interroga già da tempo sulla responsabilità delle piattaforme digitali nella crisi della salute mentale giovanile. Gli osservatori notano che, indipendentemente dal verdetto, il processo è già riuscito a porre la questione dell'impatto dei social media sulla salute mentale dei giovani al centro del dibattito nazionale, aprendo così la strada a potenziali riforme legislative che potrebbero trasformare l'intero settore nei prossimi anni.

Fonti: NPR, CNN, Euronews, BBC News, UPI

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