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L'influenza aviaria H5N1 causa la prima moria confermata di fauna selvatica in Antartide

Pubblicato il 14 febbraio 2026 852 visualizzazioni

Il virus H5N1 dell'influenza aviaria ad alta patogenicità è stato confermato come la causa della prima moria documentata di fauna selvatica nel continente antartico, uccidendo più di 50 stercorari polari meridionali durante le estati del 2023 e del 2024, secondo uno studio pubblicato questa settimana sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature. È già chiaro che questa scoperta rappresenta un campanello d'allarme per la comunità scientifica internazionale. La ricerca, condotta da gruppi dell'Erasmus MC nei Paesi Bassi e dell'Università della California a Davis, ha rilevato il virus in tre siti della Penisola Antartica tra cui Hope Bay, Devil Island e Beak Island, dove si è verificata una moria di massa. I risultati confermano che la devastante panzoozia da H5N1, che ha già ucciso centinaia di milioni di uccelli in tutto il mondo, ha ormai raggiunto l'ultimo continente incontaminato della Terra.

La spedizione ha esaminato dieci località nelle Isole Shetland Meridionali, nel Weddell Settentrionale e nella Penisola Antartica nel marzo 2024. Gli stercorari infetti mostravano gravi sintomi neurologici tra cui collo contorto, stiramento anomalo e movimenti circolari nel camminare o nuotare, con alcuni uccelli che barcollano alla cieca o cadevano dal cielo. I ricercatori hanno eseguito necroscopie su pinguini Papua, pinguini di Adelia e otarie orsine antartiche trovati morti negli stessi siti, però il virus H5N1 non è stato confermato come causa di morte in queste specie, il che suggerisce che gli stercorari potrebbero fungere da vettore primario per la diffusione del virus nel continente.

Gli stercorari sono uccelli marini predatori e necrofagi che svolgono un ruolo ecologico fondamentale nelle reti alimentari antartiche ripulendo le carcasse, ma è proprio questo comportamento che li rende particolarmente vulnerabili al contagio e alla diffusione dell'H5N1. Il virus è stato identificato per la prima volta nel 1996 in un allevamento di oche domestiche nel sud-est della Cina e si è diffuso senza controllo nell'industria avicola globale prima di passare agli uccelli selvatici, raggiungendo progressivamente l'Europa, il Medio Oriente, l'Africa, il Nord America, il Sud America e infine l'Antartide all'inizio del 2024. È perciò evidente che la mancata contenzione iniziale ha avuto conseguenze catastrofiche su scala planetaria.

L'autore senior corrispondente Thijs Kuiken, professore all'Erasmus MC, ha avvertito che tutto indica un'ulteriore diffusione del virus e che senza un monitoraggio attivo la comunità scientifica non potrà conoscere la reale portata dei danni. Ha sottolineato che il virus è sfuggito al controllo quando è emerso per la prima volta nell'industria avicola decenni fa, e le conseguenze si fanno ora sentire negli ecosistemi più remoti della Terra. Lo studio evidenzia l'urgente necessità di aggiornare i censimenti della popolazione di stercorari polari, poiché l'ultimo rilevamento completo risale agli anni Ottanta.

L'arrivo dell'H5N1 in Antartide si aggiunge a una lista crescente di minacce per i fragili ecosistemi del continente, che già includono il cambiamento climatico, il turismo in aumento, le specie invasive, la pesca eccessiva e l'inquinamento. Sarà perciò necessario rafforzare i programmi di sorveglianza e il coordinamento internazionale per tracciare la diffusione del virus tra la fauna antartica. Lo studio ricorda che circa 1.000 persone sono state infettate dall'H5N1 a livello mondiale, con un tasso di mortalità intorno al 50 per cento, sollevando preoccupazioni più ampie sulle implicazioni per la salute pubblica.

Fonti: Phys.org, ScienceDaily, UC Davis, CIDRAP, Nature Scientific Reports, Science.org

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