Il magnate dei media pro-democrazia di Hong Kong Jimmy Lai è stato condannato domenica a 20 anni di carcere, la pena più severa mai inflitta in base alla legge sulla sicurezza nazionale del territorio. Il fondatore settantottenne del quotidiano Apple Daily, ormai chiuso, era stato dichiarato colpevole nel dicembre 2024 di cospirazione per collusione con forze straniere al fine di mettere in pericolo la sicurezza nazionale e di cospirazione per la pubblicazione di articoli sediziosi. Tre giudici nominati dal governo hanno descritto Lai come la mente di un complotto volto a fare pressione su governi stranieri affinché imponessero sanzioni contro la Cina e Hong Kong, emettendo un verdetto di 855 pagine nel più importante procedimento giudiziario mai avviato in virtù di questa legislazione.
Il tribunale ha stabilito che 18 anni della pena debbano essere scontati consecutivamente a una condanna separata per frode del 2022, che prevedeva una pena detentiva di cinque anni e nove mesi. Lai, cittadino britannico fuggito dalla Cina continentale all'età di 12 anni, si trova in stato di detenzione da oltre cinque anni, gran parte dei quali trascorsi in isolamento. La sua famiglia ha espresso il timore che la condanna equivalga di fatto all'ergastolo, data la sua età avanzata. Otto coimputati, tra cui sei ex giornalisti di Apple Daily e due attivisti pro-democrazia, hanno ricevuto pene comprese tra sei anni e tre mesi e dieci anni. Tutti tranne Lai si erano dichiarati colpevoli, e diversi hanno testimoniato contro di lui durante il processo. È una sentenza che segna un punto di svolta nella già drammatica repressione del dissenso, perché rappresenta la più severa punizione mai inflitta sotto questa controversa legislazione.
L'accusa si è concentrata sugli incontri di Lai con alti funzionari statunitensi nel 2019, tra cui l'allora vicepresidente Mike Pence, il segretario di Stato Mike Pompeo e il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, nonché sui suoi contatti con membri del Congresso. I pubblici ministeri hanno sostenuto che Lai avesse utilizzato Apple Daily come piattaforma per fomentare l'odio contro i governi cinese e hongkonghese e per sollecitare interventi stranieri. Il quotidiano, un tempo tra le pubblicazioni più lette del territorio, era stato costretto a chiudere nel giugno 2021 dopo che le autorità ne avevano congelato i beni in virtù della legge sulla sicurezza nazionale. La chiusura aveva già suscitato critiche aspre da parte delle organizzazioni per la libertà di stampa, che avevano definito la vicenda un colpo gravissimo alla possibilità di esercitare un giornalismo indipendente nella città.
La condanna ha suscitato un'immediata ondata di condanna internazionale. La segretaria agli Esteri britannica Yvette Cooper ha definito la pena di 20 anni equivalente a un ergastolo e ha chiesto il rilascio di Lai per motivi umanitari, impegnandosi a proseguire il dialogo con Pechino. Il presidente statunitense Donald Trump, che prevede di visitare la Cina ad aprile, ha dichiarato di essere profondamente turbato dall'esito e di aver già chiesto al presidente cinese Xi Jinping di prendere in considerazione la liberazione di Lai. Human Rights Watch ha descritto la punizione come una condanna a morte de facto, mentre Amnesty International l'ha definita un ulteriore cupo traguardo nella trasformazione di Hong Kong da città governata dallo stato di diritto a città governata dalla paura.
Il leader di Hong Kong John Lee ha difeso il verdetto, sostenendo che Lai aveva usato Apple Daily per avvelenare le menti dei residenti della città. Il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato la pena legittima e ragionevole. Il figlio di Lai, Sebastien, ha espresso la speranza che la Cina possa rilasciare suo padre prima della visita prevista di Trump ad aprile, come gesto diplomatico. Il caso ha messo in luce il drastico declino della libertà di stampa a Hong Kong, precipitata dal 18esimo al 140esimo posto nell'indice mondiale della libertà di stampa dal 2002. La possibilità di un appello è però concreta, perché Lai conserva il diritto di impugnare sia la condanna sia la pena. Più in generale, la vicenda ha riacceso il dibattito internazionale sulla necessità di difendere la libertà di espressione anche nelle società in cui essa è già fortemente limitata.
Commenti