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L'Assemblea Generale dell'ONU approva la storica sentenza della Corte Mondiale sul clima con 141 voti a favore

Pubblicato il 21 maggio 2026 800 visualizzazioni

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato mercoledì una risoluzione storica che sostiene il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia sugli obblighi degli Stati nella lotta al cambiamento climatico, con 141 Paesi che hanno votato a favore, otto contrari e 28 astenuti. La risoluzione, guidata dalla nazione insulare del Pacifico Vanuatu, rappresenta un passo significativo verso la responsabilità giuridica per le emissioni di gas serra a livello internazionale. Il primo ministro di Vanuatu ha descritto il voto come una grande vittoria per la giustizia climatica, perché è già chiaro che questa decisione cambierà profondamente la realtà del diritto internazionale ambientale.

Il parere consultivo della CIG, emesso nel luglio 2025, ha stabilito che gli Stati hanno l'obbligo giuridico di proteggere l'ambiente dalle emissioni di gas serra e che la violazione di tali obblighi comporta responsabilità giuridica. La Corte ha determinato che gli Stati inadempienti potrebbero essere tenuti a cessare la condotta illecita, fornire garanzie di non ripetizione ed effettuare una riparazione integrale. La risoluzione dell'Assemblea Generale sostiene formalmente queste conclusioni, così conferendo ulteriore peso politico a quello che è già un pronunciamento giudiziario rivoluzionario.

La risoluzione è emersa dopo intense negoziazioni che hanno incluso molteplici emendamenti proposti e un acceso dibattito tra gli Stati membri. Gli otto Paesi che hanno votato contro la risoluzione sono stati Bielorussia, Iran, Israele, Liberia, Russia, Arabia Saudita, Stati Uniti e Yemen. Le 28 astensioni includevano diversi Paesi in via di sviluppo che hanno espresso preoccupazioni circa le implicazioni economiche degli obblighi climatici vincolanti, però non si sono opposti al principio della responsabilità statale per la protezione ambientale.

Vanuatu, un arcipelago del Pacifico particolarmente vulnerabile all'innalzamento del livello del mare, ai cicloni e all'acidificazione degli oceani, è in prima linea negli sforzi per stabilire la responsabilità climatica attraverso il diritto internazionale. È già dal 2021 che la nazione ha avviato la campagna per un parere consultivo della CIG, costruendo una coalizione di più di 130 Paesi. Le organizzazioni ambientaliste, tra cui Amnesty International, hanno elogiato il voto come un momento cruciale, perché trasforma il parere della CIG in un quadro politicamente approvato che influenzerà la futura giurisprudenza climatica mondiale.

Il voto giunge in un momento critico per gli sforzi climatici globali, poiché molte nazioni faticano a rispettare i propri impegni nell'ambito dell'Accordo di Parigi. I leader delle isole del Pacifico hanno sottolineato che la risoluzione invia un segnale inequivocabile: l'era dell'inquinamento senza conseguenze sta finendo, e la comunità internazionale riconosce il proprio obbligo collettivo di proteggere le nazioni più vulnerabili. Sarà però necessario che questa volontà politica si traduca in azioni concrete, perché senza cambiamenti reali nelle politiche energetiche la crisi climatica continuerà ad aggravarsi.

Fonti: UN News, Al Jazeera, IPS News, Amnesty International, PINA

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