Gli alberi urbani che rilasciano più isoprene possono contribuire in modo sproporzionato alla chimica che crea ozono durante il caldo, secondo uno studio pubblicato su Science Advances e presentato da Nature il 20 agosto. Le misure effettuate a Pechino indicano che la vegetazione è responsabile di circa il 10% delle emissioni di composti organici volatili tra maggio e luglio 2021, però rappresenta il 52% della reattività chimica misurata che porta alla formazione di ozono.
L'ozono al suolo nasce da reazioni alimentate dalla luce solare fra composti organici volatili e ossidi di azoto, emessi soprattutto da traffico e industria. Diversamente dall'ozono protettivo nell'alta atmosfera, può infiammare o danneggiare le vie respiratorie, con rischi più seri per chi ha asma o malattie polmonari. Gli alberi danno però ombra e freschezza, accumulano carbonio e filtrano inquinanti; perciò la realtà descritta riguarda la qualità della scelta delle specie, né è un attacco al verde urbano.
Il gruppo ha raccolto campioni d'aria in città, li ha uniti ai dati delle stazioni per l'ozono e ha stimato la velocità con cui diversi composti reagiscono con i radicali ossidrile. Le reazioni producono radicali perossilici che interagiscono con gli ossidi di azoto e così favoriscono l'ozono alla luce del sole. L'isoprene, sostanza molto reattiva emessa durante la fotosintesi da salici e pioppi, è già risultato dominante nella componente vegetale, benché le attività umane rilascino più composti volatili nel complesso.
Circa il 35% degli alberi di Pechino è stato classificato fra gli emettitori di isoprene. I ricercatori hanno poi valutato le specie presenti in 24 megalopoli e hanno trovato che diverse città, fra cui Sydney e Melbourne, potrebbero avere emissioni potenziali più alte; secondo Nature, circa il 65% degli alberi di Sydney emette il composto. Le scelte locali possono quindi cambiare la chimica dell'aria, però l'ozono reale dipende anche dagli ossidi di azoto, dal sole e dalle condizioni meteorologiche.
Il caldo ha rafforzato nettamente l'effetto. Con il passaggio da 20 a 35 gradi Celsius, la reattività con gli ossidrili legata ai composti vegetali è aumentata di sette volte, mentre la quota della vegetazione è salita dal 21% al 74%. Il riscaldamento e ondate di calore più frequenti potranno perciò amplificare questo compromesso proprio mentre le città aumentano gli alberi per ridurre temperature pericolose e migliorare la vivibilità.
L'Università di Innsbruck ha spiegato che sostituire durante il normale rinnovo un decimo degli alberi ad alte emissioni di Pechino con specie a basse emissioni può ridurre l'isoprene di almeno il 29%. Non verrà consigliato un abbattimento di massa: un ricambio graduale, più biodiversità e ulteriori riduzioni degli ossidi di azoto e dei composti umani saranno una strategia più equilibrata. Serviranno però nuove osservazioni in climi differenti affinché ogni città possa creare politiche adatte alla propria realtà.
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