Il confronto geoeconomico è emerso come la minaccia più pressante per la stabilità globale nel 2026, secondo il Rapporto sui Rischi Globali del World Economic Forum pubblicato in vista del vertice annuale di Davos. Il rapporto ha rilevato che il 18 per cento dei dirigenti aziendali e decisori intervistati ha identificato l'uso come arma di strumenti economici come dazi, sanzioni e restrizioni agli investimenti come il più probabile innesco di una crisi globale materiale nei prossimi due anni, superando le preoccupazioni su disinformazione, polarizzazione sociale e conflitti armati.
I risultati segnano un cambiamento significativo nella percezione del rischio, con il confronto geoeconomico che sale di due posizioni rispetto all'anno scorso per conquistare il primo posto. La direttrice generale del WEF Saadia Zahidi ha spiegato che il termine si riferisce a situazioni in cui gli strumenti di politica economica diventano armi piuttosto che una base per la cooperazione, citando l'aumento dei dazi, i controlli sugli investimenti esteri e controlli più severi sulle forniture di minerali critici come esempi principali di questa tendenza preoccupante.
Il rapporto dipinge un quadro turbolento delle prospettive globali a breve termine, con metà dei leader intervistati che si aspettano condizioni tempestose nei prossimi due anni e solo l'uno per cento che anticipa calma. Esaminando il panorama geopolitico nel prossimo decennio, il 68 per cento degli intervistati ha previsto un ordine mondiale multipolare o frammentato, in aumento di quattro punti percentuali rispetto al sondaggio dell'anno precedente, suggerendo una continua erosione dei quadri di cooperazione internazionale.
L'intelligenza artificiale è emersa come la preoccupazione in più rapida crescita nella valutazione di quest'anno, con il potenziale di esiti avversi dell'IA che è balzato dal 30° posto tra i rischi a breve termine dell'anno scorso al quinto posto tra i rischi a lungo termine nelle classifiche attuali. Questo drammatico aumento riflette la crescente ansia sul potenziale della tecnologia trasformativa di sconvolgere i mercati del lavoro, diffondere disinformazione e creare nuove vulnerabilità di sicurezza.
I rischi ambientali continuano a dominare le prospettive a lungo termine, con eventi meteorologici estremi, perdita di biodiversità e collasso degli ecosistemi che si classificano tra le principali preoccupazioni per il prossimo decennio. Tuttavia, l'attenzione immediata sulle tensioni economiche riflette l'attuale clima geopolitico, dove le guerre commerciali e la competizione strategica tra grandi potenze si sono intensificate significativamente.
Il rapporto stabilisce l'agenda per le discussioni all'Incontro Annuale del Forum a Davos, previsto dal 19 al 23 gennaio 2026. L'incontro di quest'anno si concentrerà sul ristabilire quello che gli organizzatori chiamano uno spirito di dialogo, riunendo leader mondiali, dirigenti aziendali e rappresentanti della società civile per affrontare le sfide interconnesse che la comunità globale deve affrontare.
Mentre le nazioni dispiegano sempre più misure economiche come armi strategiche, il WEF avverte che la frammentazione risultante pone rischi non solo per i flussi commerciali e di investimento globali, ma anche per la cooperazione internazionale necessaria per affrontare sfide condivise come il cambiamento climatico e la preparazione alle pandemie. Il rapporto esorta i leader a trovare percorsi di ritorno verso un impegno costruttivo prima che il confronto economico si trasformi in un conflitto più ampio.