La violenta repressione delle proteste nazionali in Iran ha ucciso almeno 6.126 persone, hanno riferito gli attivisti martedì 27 gennaio 2026, mentre un gruppo di portaerei statunitense è arrivato in Medio Oriente in un contesto di tensioni crescenti. Il bilancio delle vittime rappresenta il periodo più mortale di disordini civili in Iran dalla Rivoluzione Islamica del 1979 che portò al potere l'attuale regime teocratico.
L'agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency ha fornito una tragica ripartizione delle vittime, riferendo che i morti includono 5.777 manifestanti, 214 forze di sicurezza affiliate al governo, 86 bambini e 49 civili che non partecipavano alle manifestazioni. L'organizzazione ha anche documentato oltre 41.800 arresti dall'inizio delle proteste. Il governo iraniano ha contestato queste cifre, affermando un totale di 3.117 morti e definendo molti dei deceduti come terroristi.
Le proteste sono scoppiate il 28 dicembre 2025, innescate dal crollo del rial iraniano, che è precipitato a un minimo storico di 1,5 milioni per dollaro. Quello che era iniziato come lamentele economiche si è rapidamente trasformato in manifestazioni antigovernative diffuse in tutte le province iraniane. La portata dei disordini è stata difficile da verificare in modo indipendente a causa di un blackout totale di internet imposto dalle autorità, il più esteso nella storia del paese.
La portaerei USS Abraham Lincoln e i suoi cacciatorpediniere lanciamissili sono arrivati nella regione lunedì, fornendo agli Stati Uniti la capacità di colpire l'Iran. Il presidente Donald Trump ha dichiarato ai giornalisti a bordo dell'Air Force One che una massiccia armata si stava dirigendo verso l'Iran, aggiungendo che preferirebbe non vedere accadere nulla ma che i militari stavano monitorando attentamente la situazione. Il comandante delle Guardie Rivoluzionarie iraniane Mohammad Pakpour ha risposto che l'esercito del paese ha il dito sul grilletto nel caso in cui gli Stati Uniti decidessero di agire.
Il dispiegamento ha intensificato le tensioni regionali, con le milizie sostenute dall'Iran in Iraq e Yemen che minacciano nuovi attacchi contro le forze americane. La milizia irachena Kataib Hezbollah ha avvertito che gli avversari avrebbero assaggiato le forme più amare di morte, mentre i ribelli Houthi dello Yemen hanno diffuso filmati di attacchi precedenti segnalando una possibile escalation. È già evidente che gli stati arabi del Golfo hanno indicato di voler rimanere neutrali nonostante ospitino personale militare americano sul loro territorio.
L'ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite ha dichiarato che le minacce militari di Trump non sono né ambigue né mal interpretate, suggerendo che Teheran prende sul serio il rafforzamento americano. La crisi segna un'escalation drammatica nel confronto di lunga data tra Washington e Teheran, così grave che gli analisti temono un conflitto regionale più ampio.
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