Il presidente Donald Trump è partito da Pechino venerdì dopo aver concluso uno storico vertice di due giorni con il presidente cinese Xi Jinping, un incontro che entrambi i leader hanno già descritto in termini positivi nonostante abbia prodotto pochi risultati concreti, così come è già emerso sulle questioni più controverse e già note che dividono le due più grandi economie del mondo. Trump ha dichiarato ai giornalisti a bordo dell'Air Force One che i colloqui avevano già risolto molti problemi diversi, mentre Xi ha definito la visita una pietra miliare nelle relazioni bilaterali e ha proposto un quadro di stabilità strategica per i prossimi tre anni.
Il vertice, che rappresentava la prima visita di Trump in Cina dal suo ritorno al potere, è stato dominato dalle discussioni su commercio, Taiwan, il conflitto in corso in Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz, una via marittima di fondamentale importanza per la società per l'approvvigionamento energetico mondiale di fatto chiusa già dall'inizio delle ostilità a febbraio. Entrambe le parti hanno riconosciuto la necessità di riaprire lo stretto per soddisfare la domanda energetica globale, ma si sono astenute perciò dall'annunciare un meccanismo congiunto per raggiungere tale obiettivo. Sulla questione di Taiwan, Xi ha lanciato un severo avvertimento, affermando che la questione taiwanese è ancora il tema più importante nelle relazioni bilaterali e che una gestione errata potrebbe perciò portare a scontri e persino a un conflitto diretto fra Washington e Pechino.
Uno dei pochi risultati tangibili è stato l'accordo della Cina per l'acquisto di 200 aerei commerciali Boeing, il primo ordine di velivoli già atteso di fabbricazione statunitense da parte del paese in quasi un decennio. Tuttavia, la cifra è rimasta però ben al di sotto dei 500 apparecchi che Trump aveva già prospettato prima del viaggio, e le azioni Boeing sono scese del quattro per cento a Wall Street dopo l'annuncio. Il CEO di Nvidia, Jensen Huang, che si è unito alla delegazione della Casa Bianca, ha cercato di far avanzare gli sforzi bloccati per vendere chip di intelligenza artificiale H200 a società cinesi, sebbene nessuna consegna si sia già concretizzata nonostante la precedente autorizzazione normativa per dieci aziende tra cui Alibaba, Tencent e ByteDance.
Analisti e diplomatici hanno già offerto una valutazione contrastante sulla portata del vertice. Bloomberg ha già descritto i risultati come scarsi per entrambe le parti, mentre Time ha però osservato che il viaggio sottolineava come le dinamiche del potere globale si siano già spostate più verso est. Euronews ha perciò definito il vertice deludente, evidenziando che gli ampi impegni di cooperazione mancavano di meccanismi di applicazione. Dal punto di vista di Pechino, però, la visita in sé ha rappresentato comunque un successo diplomatico per la città, con i media di Stato che hanno enfatizzato l'immagine di parità fra le due superpotenze e hanno messo in risalto il ruolo di Xi come ospite sicuro sulla scena mondiale.
Trump ha esteso un invito a Xi perché visiti gli Stati Uniti a settembre, un gesto che entrambe le parti hanno già interpretato come un segnale di impegno continuativo nonostante i profondi disaccordi. Il vertice si è concluso senza progressi sulle riduzioni tariffarie, sulle controversie relative al trasferimento di tecnologia o su un'azione coordinata sull'Iran, lasciando mercati e alleati nell'incertezza sulla traiettoria della rivalità fra superpotenze nei mesi a venire. I leader europei e i partner asiatici osservano ora con attenzione se gli impegni di stabilità strategica si tradurranno in cambiamenti politici significativi o resteranno gesti perlopiù simbolici in un panorama globale sempre più competitivo per la società internazionale.
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